Oggi ho avuto il piacere di portare i saluti della Città di Roma Capitale al 10° Congresso Europeo degli Orti Botanici alla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO).
Gli orti botanici non sono solo luoghi di ricerca e conservazione: sono spazi di educazione e comunità, capaci di farci ricordare, oppure scoprire, quanto le piante siano indispensabili per la nostra vita e il nostro futuro.
Si pensa alle volte agli orti botanici come luoghi deputati principalmente alla conservazione e alla ricerca sulla biodiversità: eppure, queste solo alcune declinazioni delle infinite vocazioni che questi luoghi hanno.
Gli Orti Botanici sono spazi di educazione e comunità. che hanno un ruolo fondamentale, nel cambiare la percezione, oggi più che mai, di quanto le piante siano strategiche e imprescindibili per la nostra sopravvivenza. Da tempo è stato individuato, anche a livello numerico, quale sia il verde minimo necessario alla vita in città per il benessere collettivo, con la proporzione 3-30-300. Tre alberi da poter vedere dalla propria finestra, 30 per cento di verde di prossimità, 300 metri di distanza da un parco.
Dietro questi numeri c’è la progettazione di una città sostenibile, in cui il verde è diffuso, con giardini pensili, con orti urbani diffusi, con piccoli e grandi giardini che si intrecciano con il verde stradale, con i grandi parchi urbani, con i boschi dei parchi di cintura e con quelli nuovi che stanno nascendo, come quelli che abbiamo messo a dimora a Roma con i fondi PNRR.
Un verde che pian piano torna a riprendere possesso della città, rinaturalizzando spazi urbanizzati. La sfida del nostro tempo è adattare le metropoli e gli spazi urbani al cambiamento climatico in atto: la cura e la preservazione della biodiversità, la ricerca e soprattutto il lavoro per comunicarne l’importanza si intrecciano sempre più. In questo, la rete degli orti botanici può fare molto come comunità scientifica e come presidio educativo sul fronte ambientale.
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